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Editoriale newsletter Aprile

“Immagini sconvolgenti, l’umanità è morta oggi in Siria”, ha dichiarato il portavoce di Unicef-Italia.

Queste parole riassumono, seppur nella loro brevità, ciò che è accaduto in Siria nei giorni scorsi: il conflitto ha raggiunto (ormai da tempo) livelli disumani e non più accettabili.

Il bilancio per la popolazione siriana è drammatico: i morti sono incalcolabili; dei 22 milioni di abitanti, la metà ha dovuto abbandonare le proprie case e sono stati costretti a migrare e rifugiarsi nei Paesi limitrofi.

Al caso siriano, vanno aggiunti circa 40 milioni di rifugiati sparsi nel mondo.

Esaminando questi numeri, vorrei esprimere un principio che dovrebbe essere fondamentale: se qualcuno dice di essere un rifugiato, questo va ascoltato.

Eppure in questo nostro continente, che dovrebbe essere la culla della libertà e dei diritti, è aperto un conflitto attorno ai migranti e ai rifugiati, un conflitto sbagliato e pericoloso, ma che ha due ragioni fondamentali: la prima: ci sono forze politiche che hanno strumentalizzato il diverso, e questo uso politico dei rifugiati è stato letale per l’accoglienza.

La seconda ragione: sono proprio la disorganizzazione, la scarsa cooperazione e solidarietà tra i diversi paesi degli Stati membri ad avere fatto della migrazione un fenomeno non governato e perciò propedeutico alla diffusione delle paure che attraversano l’opinione pubblica.

La direzione giusta la vedo nella proposta di risoluzione a firma di Elena Valenciano e Agustín Díaz, che pone l’obiettivo di scrivere una pagina nuova, che riconosca il ruolo centrale dei diritti umani e della dignità delle persone.

Tuttavia, oggi, il problema della tratta di esseri umani costituisce una delle forme peggiori di abuso dei diritti umani, riducendo le persone in merci e violando la dignità, l’integrità e i diritti delle vittime.

Il Parlamento Europeo, insieme al Consiglio, ha adottato dal 2012 una direttiva che si propone di affrontare e risolvere il problema attraverso un approccio multilaterale, non solo al fine di reprimere la tratta di essere umani, ma anche di prevenirla e di garantire protezione alle vittime di tale abuso.

Il problema è che non tutti gli Stati membri hanno portato a termine la completa trasformazione della direttiva e questo terribile abuso continua a persistere anche all’interno dei nostri confini.

E dunque il compito che abbiamo dinanzi è molto chiaro: predisporre rapidamente una nuova strategia che sia molto più efficace e in grado di aggredire questo drammatico problema, avendo come punto focale la piena tutela e salvaguardia dei diritti umani.

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