Dalla Conferenza internazionale di Doha: l’accountability sia luce guida per la giustizia

Domenica 14 aprile sono stato a Doha, in Qatar, per la Conferenza internazionale sui “Meccanismi nazionali, regionali e internazionali per combattere l’impunità e assicurare la responsabilità nel quadro del diritto internazionale”.

Uno dei maggiori progressi nella lotta contro l’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario nei tempi moderni è stato indubbiamente l’istituzione del principio di accountability come pilastro centrale dell’architettura della giustizia internazionale.

In nessun momento della storia dell’umanità fino al momento attuale, il principio di responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani ha svolto un ruolo così fondamentale nel plasmare le attitudini nazionali verso i diritti umani.

Possiamo tutti richiamare alla mente storie di violenza e di abusi che hanno eluso la giustizia e la responsabilità e di conseguenza non sono riusciti a fornire una giusta risoluzione per le vittime. Per le vittime e per le loro famiglie, l’impunità non crea altro che dolore e sofferenza aggiuntivi. In una recente Conferenza tenutasi in Lussemburgo il 26 e il 27 marzo 2019, le vittime di violenze sessuali provenienti da 18 paesi si sono incontrate per parlare dei sentimenti che le uniscono, e sono emersi una serie di elementi e temi in comune: il senso di vergogna, l’immensa frustrazione per la mancanza di giustizia e la necessità di riconoscimento e risarcimento.

Dopotutto, penso che tutti possiamo essere d’accordo sul fatto che il riconoscimento in seguito a gravi violazioni dei diritti umani, dovunque possano accadere, rappresenta uno dei valori umani intrinseci che possono aiutare le vittime che hanno subito queste violazioni ad iniziare almeno a voltare pagina. Quindi, cos’è il riconoscimento? Quando nel 2016 Nadia Murad, l’attivista irachena Yazida sopravvissuta allo Stato Islamico, ha ricevuto dal Parlamento Europeo il Premio Sakharov ha detto: “questo premio risana la mia anima, la mia fede nell’umanità e il mio onore.” Il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani da parte della comunità internazionale e delle autorità nazionali è davvero un primo ma significativo passo verso la giustizia.

Tuttavia, anche sulla scia dei progressi compiuti per garantire che l’accountability rimanga la forza trainante degli sforzi della giustizia internazionale, ci viene ricordato quotidianamente il gran numero di violazioni dei diritti umani rimaste impunite e non riconosciute. L’assoluta mancanza di responsabilità in seguito ai brutali omicidi del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, nel consolato del suo paese di Istanbul e del dottorando italiano Giulio Regeni al Cairo, ci ricorda che la piaga dell’impunità per gravi violazioni dei diritti umani rimane un problema persistente del nostro tempo. Allo stesso modo, l’iniziativa del governo egiziano di emendare la Costituzione ha il chiaro potenziale di destabilizzare ulteriormente il paese. Inoltre, la possibilità di ripristinare diritti equi per gli egiziani e di affrontare l’accountability diventa sempre più improbabile con l’estensione del controllo esecutivo sul potere giudiziario e l’inserimento nella Costituzione della possibilità di processi militari per i civili. Pur riconoscendo il valore dei meccanismi di giustizia e di accountability, allo stesso tempo dobbiamo rimanere vigili di fronte alla cinica manipolazione di tali processi da parte degli Stati che cercano di reprimere i diritti fondamentali.

Se vogliamo continuare a combattere l’impunità per le gravi violazioni internazionali dei diritti umani, non solo è essenziale continuare a sostenere con forza i meccanismi volti a garantire la responsabilità, ma anche utilizzare questo momento come occasione per fare il punto e per promuovere i contributi positivi che l’accountability può fornire a livello sociale.

L’accountability è il terreno nel quale la pace può mettere le proprie radici. Faremmo bene a ricordare che l’Unione europea stessa è prima di tutto un progetto di pace su scala internazionale, fondato sui valori fondamentali dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani. Se non fosse per la capacità di trovare un terreno comune al di là delle divisioni ideologiche, culturali e religiose che hanno portato alla distruzione più devastante della storia, potremmo dire con assoluta certezza che quei valori fondamentali formano ancora la spina dorsale della nostra civiltà?

L’accountability può gettare i semi della riconciliazione. Nonostante le sue carenze, la Commissione per la verità e la riconciliazione del Sudafrica ha mostrato alla comunità internazionale che una società polarizzata può muoversi verso la riconciliazione quando il compromesso è inteso come una virtù piuttosto che come una debolezza. L’esperienza della commissione per la verità e la riconciliazione del Sudafrica ci ha anche insegnato la lezione fondamentale su come le particolarità sociali, culturali e religiose di una qualsiasi società avranno impatti importanti sui modi in cui verrà raggiunta la responsabilità. Nello stesso spirito di compromesso, dobbiamo evitare un modello valido per tutti pur riconoscendo i vantaggi dell’apprendimento da esempi in cui la responsabilità ha, anche se solo parzialmente, contribuito alla riconciliazione.

L’accountability incoraggia le istituzioni a crescere e a diventare forti, in modo da evitare che tali gravi violazioni dei diritti umani non si ripetano mai più. Dopotutto, è proprio in quelle società in cui tali istituzioni sono più deboli che generalmente vi sono i maggiori deficit di responsabilità. Anche le nostre società in Europa non sono perfette e negli ultimi tempi sono sorte sfide importanti per lo stato di diritto e per le istituzioni indipendenti. L’ex giudice sudafricano Albie Sachs, riflettendo anni dopo la punizione dell’organizzatore di un attacco con un’autobomba che lo ha portato a perdere un braccio, ha osservato come sia “più importante vivere in un paese che ha uno stato di diritto piuttosto che mandare un furfante in carcere”. Se vogliamo costruire e rafforzare le nostre istituzioni domestiche ed estere, faremmo bene ad adottare dei principi guida che riflettano un rispetto equivalente per lo stato di diritto.

Oggi abbiamo a disposizione numerosi meccanismi nazionali, regionali e internazionali per combattere l’impunità e per garantire la responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. L’impatto dei tribunali internazionali ad hoc e della Corte penale internazionale nel perseguire la responsabilità di gravi violazioni dei diritti umani ha dimostrato come i tribunali nazionali possano essere galvanizzati e rafforzati durante il processo.

È essenziale, quindi, continuare non solo a sostenere, ma anche a sviluppare ulteriormente l’integrazione dei meccanismi di accountability interni, regionali e internazionali.

Tuttavia, poiché gli ingranaggi della giustizia tendono a muoversi lentamente quando si tratta di crimini così gravi, forse il più grande contributo della giustizia internazionale nella promozione dello Stato di diritto è stato quello di creare la consapevolezza del fatto che i crimini internazionali sono una macchia sulla coscienza dell’umanità e questa consapevolezza ha portato in misura crescente a prevenire tali atti.

Permettetemi di concludere dicendo che anche se in nome dell’accountability per le gravi violazioni dei diritti umani molte pietre miliari sono state finora raggiunte, non è questo il momento di riposare sugli allori e di ammirare i nostri risultati. In questi tempi preoccupanti per l’umanità, abbiamo bisogno di un rinnovato senso di vigore e di unità per guidare la nostra lotta contro l’impunità. Martin Luther King Jr. una volta disse: “rendiamoci conto che l’arco dell’universo morale è lungo, ma esso flette verso la giustizia”. Se vogliamo continuare a muoversi verso la giustizia, l’accountability deve essere la nostra luce guida.