Congresso mondiale sulla pena di morte – Discorso di apertura del Presidente Antonio Panzeri

Quando parliamo di abolizione della pena di morte, serve tenere presente che la nostra lotta non riguarda solo il salvataggio di individui per rispettare il diritto alla vita e alla dignità umana, ma la nostra battaglia ha a cuore anche le condizioni carcerarie. Si tratta, dunque, di servire la giustizia ed evitare la terribile tragedia della mala amministrazione di essa. Nella nostra battaglia siamo inoltre sostenitori della promozione di una cultura che abbia come pilastri i diritti umani, la giustizia e la compassione.

Questo il messaggio che ho voluto lanciare il 27 febbraio al Parlamento Europeo nel corso del settimo Congresso mondiale contro la pena di morte che si è incentrato sull´impegno delle imprese e del settore privato. Con me sono intervenuti Richard Branson, il fondatore di Virign Group, Carleen Pickard, specialista di campagne etiche, Emmanuel Oudar, CEO di Tout terrain insieme a Nadia Benhida, CEO di Zino Mar Marocco, Sune Skadegard Thorsen, amministratore delegato della Global CSR ed infine Githu Muigai, membro del gruppo di lavoro delle Nazioni Uniste per le imprese e i diritti umani. Questi oratori hanno spiegato come il settore privato si impegna sulla questione della pena capitale e su come potremmo incoraggiare una più stretta collaborazione. Sono convinto che non sia sufficiente circoscrivere questa battaglia a stanze piene di avvocati per i diritti umani, attivisti e ONG specializzate, diplomatici e funzionari governativi. Non si può far leva solamente sulle organizzazioni internazionali, ai politici e agli esperti legali. Il modo più efficace per continuare la nostra battaglia è quello di unire le forze con il settore privato.

In questa occasione, ho voluto ricordare le nove vittime che in Egitto a cui la scorsa settimana è stata tolta la vita attraverso la pena capitale, senza nemmeno avergli prima garantito un processo equo. Da questo episodio si evince come il paese in questione contraddica l’obiettivo condiviso di “mettere la gente delle nostre regioni al centro dei nostri sforzi”, come invece è stato affermato nella dichiarazione di Sharm Al Sheik del Summit della Lega Araba Stati membri e Stati membri dell´UE del 25 febbraio.

Vi sono però da sottolineare casi positivi. Negli Stati Uniti, per esempio, è diventato più difficile implementare l’utilizzo della pena capitale per via della difficoltà dei singoli stati nell’ottenere i farmaci usati nelle iniezioni letali. Altri stati hanno ricevuto segnali molto chiari dall´Unione Europea grazie al cosiddetto “regolamento sugli strumenti di tortura” che ha stabilito severi controlli sulle esportazioni, vietando l’esportazione di prodotti farmaceutici europei che potrebbero essere utilizzati nelle esecuzioni.

Noi, il Parlamento Europeo, siamo pronti a lavorare con chiunque sia disposto a cogliere questa grande opportunità per avanzare nel nostro obbiettivo.

Dobbiamo prendere in considerazione il nostro kit di strumenti UE: utilizzare il regime preferenziale SPG+ dell’UE come strumento efficiente al fine di far progredire i diritti umani con i paesi partner e monitorare accuratamente i casi di pena di morte. È necessario utilizzare il contesto imprenditoriale e dei diritti umani creando partnership con tutti gli attori, comprese le imprese.

Parliamo spesso del rischio che il potere aziendale sia complice delle violazioni dei diritti umani: è giunto il momento di sfruttare il suddetto potere aziendale, il suo raggio di azione e le sue risorse per una buona causa. Le aziende sono ricche di individui con una mentalità imprenditoriale che possono contribuire a trovare soluzioni creative.

I diritti umani sono affari di tutti e abbiamo bisogno di voi come agenti al servizio del bene pubblico, al servizio dei diritti umani universali.