Cinque anni dalla tragedia di Lampedusa: nuove leggi per evitare nuove stragi

Erano le prime ore del mattino del 3 ottobre 2013 quando alcuni pescherecci nei pressi delle coste di Lampedusa si sono ritrovati ad essere i primi testimoni di una delle più gravi catastrofi nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

Poche ore prima, un’imbarcazione con a bordo migranti di origine africana, principalmente eritrea, si è ritrovata con i motori bloccati a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane. Per attirare l’attenzione dei soccorsi, è stato agitato uno straccio infuocato, ma il fumo ha spaventato i passeggeri che, muovendosi sulla barca stracolma, ne hanno provocato il rovesciamento.

Il bilancio è stato terribile: 368 morti e accertati e 20 dispersi presunti.

Sono passati cinque anni da quella immensa tragedia, ma ancora si registrano ogni mese molte morti nel Mediterraneo. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno sono più di 1.500 le persone decedute mentre tentavano di raggiungere le coste europee. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più letale, con 1.104 vittime registrate (da gennaio a luglio), quasi quattro volte gli annegamenti sulla rotta per la Spagna, benché il numero degli arrivi nella Penisola iberica sia ormai più alto.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è particolarmente preoccupata per l’aumento del tasso di mortalità malgrado una riduzione significativa del numero di arrivi sulle coste europee rispetto agli anni passati. Circa 60.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo quest’anno, la metà rispetto allo stesso periodo nel 2017, segnando un ritorno ai livelli pre-2014. Tuttavia, ogni 31 persone che hanno tentato la traversata nei mesi di giugno e luglio, una risulta morta o dispersa, rispetto a 1 su 49 nel corso del 2017.

Non possiamo permettere che migliaia di persone perdano la vita ogni anno nelle acque del Mediterraneo e non possiamo nemmeno pensare che basti relegare il problema sulle coste africane per arrestare questo fenomeno. Serve aprire canali sicuri e serve cambiare le leggi che regolano il fenomeno migratorio. Serve armonizzare la legislazione degli Stati europei affinché ci sia una politica di migrazione comune europea che sappia affrontare il fenomeno al meglio e per farlo serve ripartire dalla riforma del Regolamento di Dublino.

La migrazione è diventata un’ossessione su cui costruire consenso elettorale. L’anniversario della tragedia di Lampedusa ci offre l’occasione per riflettere sulla necessità di risolvere il problema all’origine, con azioni e partenariati concreti, per impedire che gli sbarchi diminuiscano semplicemente perché i migranti si arrendono  alla violenza del mare prima di arrivare.

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