Carovana di migranti dall’America centrale alla frontiera messicana

La Ong “Movimiento migrante mesoamericano” ha dichiarato che il 70% delle migranti provenienti dell’America centrale, quando attraversano il Messico per raggiungere gli Stati Uniti, subiscono stupri o violenze. Il corpo umano viene utilizzato come mezzo di scambio da offrire a poliziotti di frontiera senza scrupoli.

Qualsiasi cosa pur di scappare dalla fame, dalla siccità, dalla violenza e dalla corruzione di cui sono impregnati paesi come l’Honduras e il Guatemala. È una carovana di circa 3mila persone piena di speranza, perché nulla può essere peggio di ciò che si è lasciata alle spalle.

Avvistando l’ondata di disperazione, il presidente Trump ha messo le mani avanti. Poco importa che siano state proprio le sue politiche nei confronti del resto del continente ad aggravare la situazione. Ricordo il taglio del 40% dei fondi destinati all’Honduras, al Guatemala e a El Salvador, che ha fatto diminuire le opportunità economiche rendendo i cittadini ancora più vulnerabili. Anche l’eliminazione dei permessi di lavoro temporaneo negli Stati Uniti per salvadoregni e honduregni ha contribuito all’impoverimento di quei paesi, riducendo le rimesse.

Tutto il contrario di quello che servirebbe insomma.

Politiche sensate prevedrebbero un aumento della cooperazione tra i Paesi del nord e del sud America. Servono investimenti e sostegno per risollevare le economie di quei paesi. Servono canali sicuri per chi si trova costretto a lasciare il proprio paese in modo che mai vengano minacciati i diritti umani, le donne non siano costrette a scambiare il proprio corpo con un lascia passare e affinché i bambini non siano strappati ai loro genitori.

Serve una politica di immigrazione e di asilo chiara che venga applicata in modo coerente anche dal presidente Trump.

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