Appalti pubblici: dall’Europa una boccata di ossigeno

All’inizio di quest’anno il Parlamento Europeo ha raggiunto un importante risultato approvando alcune direttive che regolano gli appalti pubblici e i contratti di concessione.
Il quadro legislativo precedente, frammentato e incerto, sarà quindi sostituito da nuove norme più trasparenti volte a regolare un settore di fondamentale importanza sia per gli enti pubblici sia per le imprese europee.
Le tre direttive di riferimento (Direttiva 2014/24/CE sugli appalti pubblici, Direttiva 2014/25/CE sulle procedure d’appalto nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti, dei servizi postali e infine Direttiva 2014/23/CE sui contratti di concessione) sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Economica Europea lo scorso 17 aprile.
Ora la palla passa agli stati membri, che nei prossimi due anni dovranno recepire le nuove disposizioni nella legislazione nazionale.

Cosa cambia con le nuove direttive?

  1. Maggiore attenzione a criteri sociali e ambientali. Il nuovo criterio di offerta economicamente più vantaggiosa terrà conto di elementi come la qualità, la sostenibilità ambientale, innovazione e aspetti sociali. Questo significa che le autorità pubbliche non si limiteranno a scegliere l’offerta dal costo più basso, ma quella che presenta il miglior rapporto qualità-prezzo
  2. Nessun obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici. Nonostante i timori in proposito, le direttive su appalti e concessioni non impongono alcuna accelerazione sulla privatizzazione dei servizi pubblici. Le nuove norme ricordano infatti che spetta alle autorità degli Stati membri decidere se i lavori pubblici e i servizi possano essere erogati in house opporre esternalizzati. Le nuove normative riconoscono inoltre il valore dell’acqua come bene pubblico.
  3. Regole più severe per i subappalti. Le catene di subappalto rendono difficile verificare il rispetto dei diritti dei lavoratori, con il rischio di fenomeni di dumping sociale. Ecco perché le nuove norme comprendono disposizioni più severe per controllare le offerte troppo basse.  Le direttive, inoltre, obbligano gli Stati Membri a vigilare affinché gli operatori economici rispettino gli standard che si applicano nel luogo di svolgimento dei lavori o di fornitura dei servizi.
  4. Meno burocrazia e più opportunità per le PMI europee. Con le nuove direttive viene introdotto il “documento unico europeo di gara”: una documentazione standard basata sull’autocertificazione che alleggerirà gli oneri burocratici che spesso scoraggiano la partecipazioni delle piccole e medie imprese.

Una volta che gli Stati membri avranno recepito le nuove direttive, avremo un quadro nettamente più evoluto. Da un lato, si incoraggerà la partecipazione delle imprese europee a procedure pubbliche più trasparenti e semplici. Dall’altro, si porrà maggiore attenzione al rispetto delle tutele sociali e ambientali, per uno sviluppo basato sulla sostenibilità e sui diritti. Non è certamente poco, e varrebbe la pena considerare questi risultati concreti e tangibili quando si parla di Europa.

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