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Algeria “elezioni senza significato”

Il quotidiano francese Le Monde le ha definite “elezioni senza significato”.

E in effetti le elezioni legislative algerine, che si sono svolte il 4 maggio, hanno restituito l’immagine di un Paese immobile e incapace di rinnovarsi.

A prevalere è stato, ancora una volta, lo status quo.

La distribuzione dei seggi dell’Assemblea Popolare Nazionale – il Parlamento algerino – ha confermato l’assetto precedente: una coalizione fra il Fronte di Liberazione Nazionale e il Raggruppamento Nazionale Democratico.

Il FLN, al governo da quando l’Algeria ha acquisito l’indipendenza, ha perso qualche seggio a favore del RND che comunque fa parte della coalizione di governo.

L’opposizione è variegata e si divide fra partiti islamisti e laici. La buona notizia è che non si assiste alla crescita di partiti radicali e che non sono stati sollevati dubbi sulla legittimità delle elezioni.

Comunque, secondo i critici del sistema algerino, il Parlamento avrebbe un ruolo piuttosto marginale.

Chi detiene formalmente il potere è Bouteflika, l’anziano Presidente che non potrebbe apparire più lontano a una popolazione giovane e insoddisfatta come quella algerina.

Le immagini del vecchio Presidente, recatosi a votare in sedia a rotelle, sono una rappresentazione efficace di un Paese intrappolato nella crisi economica e incapace di esprimere una nuova classe dirigente.

La disillusione diffusa fra i più giovani si è tradotta in un tasso di partecipazione ai minimi storici: soltanto il 38% degli aventi diritto ha infatti scelto di esercitare la possibilità di voto.

L’astensione è sempre un atto politico, questa volta però la protesta era ben visibile: attraverso decine di videoclip che sono circolati su YouTube e sui social networks, i giovani algerini hanno espresso tutto il loro disagio e hanno invitato a non votare a questo appuntamento elettorale.

La società civile è tornata protagonista; numerose associazioni hanno utilizzato il periodo pre-elettorale per denunciare i guasti del sistema e l’incompetenza della classe dirigente.

Sarà interessante capire se questa mobilitazione, in gran parte spontanea, potrà dar vita a un’alternativa prima del prossimo importante appuntamento: le Presidenziali del 2019.

Ottantenne e con gravi problemi di salute, molto probabilmente Bouteflika non potrà ripresentarsi per la quinta volta.

L’Algeria è indebolita dal punto di vista economico e circondata da una situazione geopolitica complessa. Se vuole risollevarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi e ritrovare un ruolo determinante nello scenario nordafricano, il Paese ha un disperato bisogno di cambiare. Ma solo un protagonismo più sistematico e organizzato di chi oggi non ha votato potrà portare a un rinnovamento dal basso della classe dirigente.

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