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Alcuni Paesi Arabi rompono i legami diplomatici con il Qatar

Pochi giorni fa alcuni Paesi Arabi hanno comunicato che avrebbero rotto i legami diplomatici con il Qatar. Un annuncio che potrebbe avere conseguenze molto pesanti sul già complicato scacchiere del mondo arabo.

Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrain sono stati i promotori dell’iniziativa, a cui si sono aggregati anche il governo dello Yemen e il governo libico di Tobruk.

L’accusa rivolta all’emirato del Qatar è quella di spalleggiare gruppi armati terroristici, fra cui Hamas, Hezbollah, i Fratelli Musulmani, al Qaida e lo Stato Islamico.

Ma dietro alle motivazioni ufficiali si cela anche la lotta per la supremazia regionale.

Le posizioni del Qatar, che promuove un approccio dialogante con Teheran, mal si conciliano con l’orientamento intransigente dell’Arabia Saudita.

Sicuramente il supporto manifestato dall’amministrazione Trump nei confronti dei sauditi ha accelerato un conflitto diplomatico che era già nell’aria da tempo.

Eppure anche il Qatar ha una valenza strategica per Washington: lo dimostra il fatto che ospita un Comando Centrale militare statunitense e 10 000 soldati americani. La base americana è il punto di partenza per le operazioni contro Daesh in Siria e Iraq e riveste un’importanza militare innegabile.

Per il momento, tuttavia, la linea dura sembra avere la meglio.

I cittadini del Qatar presenti sul suolo di Arabia Saudita, UAE e Bahrein hanno avuto un ultimatum di due settimane per rientrare nel proprio paese, mentre ai diplomatici sono state concesse solo 48 ore di preavviso.

Le compagnie aeree hanno modificato i propri tragitti e i confini marittimi e terrestri sono stati chiusi. Il Qatar, che dipende dalle importazioni, sta già sperimentando la carenza di molti beni di prima necessità.

Mentre in Europa si cerca di promuovere un riavvicinamento diplomatico, fra i retroscena spunta anche l’ipotesi di un attacco hacker russo.

Uno dei motivi dell’iniziativa contro il Qatar infatti sarebbe la pubblicazione di una notizia che attribuiva al governo dell’emirato posizioni vicine all’ Iran e allo Stato di Israele. Ciò avrebbe suscitato le ire dell’Arabia Saudita, trasformandosi nel pretesto perfetto per un braccio di ferro.

Il ministro degli Affari Esteri del Qatar ha segnalato che persino l’FBI ha convalidato l’ipotesi delle fake news, ma se non ci fosse stato questo episodio, si sarebbe trovato un altro casus belli.

Il Qatar è diventato una presenza scomoda da quando la sua televisione, Al Jazeera, si è ritagliata un ruolo di spicco durante la Primavera Araba.

La sua politica estera spregiudicata è da tempo fonte di irritazione per i Paesi del Golfo e per gli stessi USA, che anche sotto Obama avevano avvertito il piccolo emirato di cessare le sue relazioni con Hamas e Hezbollah.

Oggi, alle prese col fatto compiuto, la priorità europea è facilitare il ritorno a un equilibrio fra i contendenti.

L’avventurismo diplomatico di Trump e l’intransigenza saudita, infatti, rischiano di seminare nuovi elementi di instabilità ai confini di un’Europa già alle prese con le conseguenze di un mondo arabo frantumato.

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