Accantonare la campagna elettorale per non accantonare la nostra umanità

Questa settimana si è registrata una nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. E mentre altre 114 vite spariscono, l’Unione europea tentenna ancora e parte dell’opinione pubblica, incalzata anche da notizie false, tenta di privare i tre bambini morti in una precedente tragedia persino della loro umanità.

È di lunedì la notizia di un nuovo naufragio al largo delle coste libiche: delle 130 persone che trasportava l’imbarcazione, solo 16 sono state riaccompagnate vive sulle coste, le altre 114 risultano disperse. Si tratta del terzo episodio in pochi giorni e si stima che nell’ultima settimana oltre 200 persone abbiano perso la vita su barconi che avevano preso il largo dalla Libia diretti verso l’Italia. Si contano le 63 persone di cui si è persa ogni traccia domenica scorsa nelle acque di fronte alle coste di Zuara in Libia e le 103 persone che venerdì 29 giugno sono annegate dopo che la vecchia barca su cui viaggiavano si è rovesciata. È stato in seguito a questo naufragio che sono stati trovati i corpi dei tre bimbi di pochi anni che, oltre ad aver perso la vita, sono stati privati del rispetto sarebbe spettato: una loro immagine tra le braccia di chi li ha estratti dall’acqua si è trasformata in uno strumento di odio nelle mani di chi ha avuto il coraggio di utilizzarla per diffondere, attraverso un fotomontaggio di pessima qualità, la bufala secondo cui quelle foto sarebbero state frutto di una cospirazione. Una menzogna a cui purtroppo tanti hanno voluto credere, forse per rifuggire il pensiero che tra le centinaia di migranti che cercano una speranza oltre Mediterraneo ci sono anche bambini innocenti.

Non possiamo stare a guardare.

Questi nuovi episodi dovrebbero imporre, non solo al governo italiano, ma complessivamente all’Europa, di riconsiderare il tema dell’immigrazione, rivedere finalmente il Regolamento di Dublino e soprattutto inaugurare una politica comune di immigrazione che fino ad oggi non è esistita. Purtroppo, anche le ultime conclusioni del Consiglio europeo che si è svolto il 28 e il 29 giugno a Bruxelles hanno riguardato esclusivamente le esternalizzazioni delle frontiere e la creazione di hot-spot al di fuori dell’Europa. Scelte fallaci e che non produrranno nessun effetto positivo.

L’Unione europea deve lavorare per creare canali sicuri e legali per queste persone, in modo da salvarle dagli interessi dei trafficanti ed evitare che i loro corpi scompaiano in fondo al mare. È fondamentale che gli Stati membri mettano da parte i propri interessi particolari per scongiurare altre tragedie. Le forze politiche europee devono accantonare le loro perenni campagne elettorali, perché non è certamente fomentando odio che si risolverà il problema. Il rischio è solo quello di perdere la nostra umanità.

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