Il Giorno - 05 Novembre 2009
Si potrebbe discutere a lungo sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro il crocefisso in classe. E probabilmente questo avverrà.
Dal punto di vista del diritto c’è da dire che la sentenza non fa una grinza: la presenza dei crocefissi in classe costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni.
Dal punto di vista del buon senso questa sentenza, invece, determina alcuni problemi.
Quella del crocefisso nelle scuole è ormai una prassi consolidata che proviene da lontanissimo e l’idea di inaugurare una sorta di guerra di religione contro questa prassi appare, ai più, illogica e priva di senso.
Sono chiari i rischi connessi a questa sentenza. Una sua applicazione sic et simpliciter puo’ provocare una reazione da parte di coloro che vedono avviata , con questo atto, la propria identità religiosa.
Di converso la non applicazione della sentenza da parte dell’Italia indurrebbe altri cittadini italiani a contestare facilmente la presenza del crocefisso nell’aula di una scuola pubblica ed a chiedere un risarcimento perchè viene violata la neutralità confessionale nella pubblica istituzione e il diritto dei bambini a credere in altre religioni o a non credere a nulla.
avremmo cosí una valanga di ricorsi e denunce che intaseranno i tribunali e i loro processi penali e civili.
Non so se si sarà in grado di far prevalere il buon senso, perchè, piaccia o no, quando una sentenza viene emanata, a meno di un suo annullamento, bisogna darle attuazione.
Sarebbe peró opportuno che questa sentenza rappresentasse un’occasione per un dibattito, privo di spinte ideologiche , sul tema della laicità.
Questa discussione deve essere in grado di proporre un approccio basato sul rispetto reciproco e non semplicemente condizionato da una sensibilità radicata che, tra l’altro, va ben oltre le appartenenze politiche.
Gli Stati sono tenuti ad osservare la mentalità confessionale nei contesti pubblici. Osservare la neutralità é sintomo di democrazia ed é ció che divide noi da altri Stati teologici o confessionali. Salvaguardare questo principio é doveroso per uno Sato democratico,come dichiarare questo principio nelle forme moderate o radicali deve far parte di una discussione pubblica che c’é da augurarsi sia rispettosa di tutti e soprattutto produttiva.

