Antonio Panzeri Gruppo dell Alleanza Progressista di Socialisti & Democratici al Parlamento europeo Partito Democratico

Il Giorno - 1 Ottobre 2009 Massi Degli Esposti

L’eurodeputato Pd: «Basta polemiche, serve unità. Puntiamo sul sociale»

Padre nobile del Pd lombardo, l’eurodeputato Antonio Panzeri, come ogni padre, scuote la testa vedendo litigare gli eredi (Penati che liquida Franceschini dopo il successo congressuale di Bersani, tutti gli altri contro Penati). E invita alla riflessione. «Chi ha più consensi ha più responsabilità. Credo che le inopportune dichiarazioni di Penati non vadano in questa direzione».

 

Dunque lei, da sostenitore di Bersani, non considera chiusa la partita per la segreteria, almeno fino alle primarie? «Questo è il percorso che ci siamo dati, pur nel rispetto del voto degli iscritti. Bisogna creare le condizioni perché le primarie vedano un dibattito consapevole della posta in palio. Che non è solo la scelta fra tre nomi, ma anche fra tre linee politiche per il rilancio del Pd».

 

Anche lei, quindi, pensa che il partito sia in crisi? «Fra politiche e europee abbiamo perso 4 milioni di voti. Questo è un dato che non si discute. Per recuperare ci vuole un’inversione di rotta e questo può avvenire solo dopo un dibattito fra amici, pur con diverse opinioni».

 

Rutelli minaccia scissioni… «A lui dico: non si smette di giocare quando si perde. Nel gioco della democrazia le minoranze hanno importanza: il pluralismo rende il terreno più fertile».

 

Anche in Lombardia, con Martina, vince Bersani. Ma siete retrocessi a terzo partito. Che fare? «La necessità di invertire la rotta c’è anche qui, e credo che Martina sia l’uomo giusto per fare questa riflessione velocemente, in vista della scadenza di primavera».

 

Martina parla di programma, alleanze, candidato alla presidenza della Regione. Intanto punta molto sul tema dell’economia. È d’accordo? «Certo la crisi economica chiede interventi robusti. Ma c’è anche un problema sociale che riguarda soprattutto gli anziani. A costoro bisogna offrire proposte su servizi, sanità, assistenza, sicurezza, immigrazione».

 

Un vostro potenziale alleato, l’Udc, insiste sul tema della famiglia. Cosa ne pensa? «Hanno ragione. La denatalità è un grave problema, ed è anche l’innesco dell’immigrazione. Dunque aiutare le famiglie a crescere, le donne ad allevare i figli, i bilanci a reggere l’impatto con la crisi sono temi che ci dobbiamo caricare sulle spalle comunque».

 

Per allearvi all’Udc? «Questo non lo so. Casini parla di alleanze a macchia di leopardo, ma non so in quale macchia si trova la Lombardia. A me sembra in quella bianca, dove alla fine l’Udc resterà dov’è».

 

Anche con la candidatura di coalizione per Tabacci? «Non mi pare che alle comunali abbia avuto valanghe di consensi. Vede, a noi serve un nome credibile, ma anche che renda affascinante la politica».

 

Si parla di Enrico Letta…«È un buon profilo, ma credo che il nome vero, per ora, non l’abbia in testa nessuno».

 

E dall’altra parte ci sarà Formigoni? «Par di sì. Mi vien da dire: ancora qui, ancora lui? Eppure se sarà la minestra riscaldata di Formigoni ci sarà una ragione. Forse anche il centrodestra, al di là dei proclami, trova tantissimi ostacoli sulla via del rinnovamento».

 

In Germania cresce la sinistra radicale, qui è scomparsa. Potrà essere vostro alleato? «Purché non si rifaccia l’armata Brancaleone del governo Prodi».

 

Insomma potete vincere? «Direi di si; ma la strada è in salita. Tanti elettori delusi dal centrodestra vorrebbero votarci, ma sono disgustati. In politica bisogna essere credibili, e noi, in passato non lo siamo stati».

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