Antonio Panzeri Gruppo dell Alleanza Progressista di Socialisti & Democratici al Parlamento europeo Partito Democratico

Il Giorno - 30 Luglio 2009

Si è molto discusso nei giorni scorsi a proposito della gravissima inadeguatezza nella preparazione al 150° dell’Unità d’Italia.
In realtà quella discussione segnalava lo stato della situazione del nostro paese.
Un paese che ha difficoltà, stretto com’è in un perenne conflitto tra Nord e Sud, tra localismi e “Gran Ducati”, ad affrontare il tema dell’identità nazionale nell’Italia contemporanea. Così non si va molto lontano.
Basti vedere il comportamento attuale delle forze politiche che sostengono il Governo di centro-destra. Di fronte ad un presunto sbilanciamento delle politiche economiche verso il Nord, ecco subito chi spinge a contrapporsi con l’invocazione della nascita di un partito del Sud.
E se il dibattito si concentra troppo sul Sud, come avviene sui giornali, ecco di nuovo la Lega che lancia in grande stile la proposta di sottoporre ad un esame in dialetto i professori che vogliono insegnare in quella determinata regione.
Siamo, in sostanza, nella più completa bolgia e la novità di questo passaggio è che il Presidente del Consiglio, piegato nello spirito e nella mente4, dalle vicende personali che lo stanno riguardando, sembra non essere più in grado di tenere insieme la ditta Italia e il suo Governo.
Questa fase quindi ci segnala due aspetti di grande rilevanza: il primo è appunto l’affievolirsi delle capacità di leadership di Silvio Berlusconi, con tutte le conseguenze del caso che possono determinarsi nei prossimi mesi sul governo di centro-destra; il secondo riguarda le pulsioni negative che stanno animando il Paese. Pulsioni che rischiano di produrre derive molto pericolose relativamente alla sua stessa tenuta unitaria.
E ciò può avvenire quando vi è l’effetto combinato dell’impoverimento del linguaggio politico e culturale e la spinta a fomentare localismi e protezionismi di ogni genere.
Si comprende allora perché in questo quadro nessuno si fili più l’anniversario dell’unità d’Italia. Forse è utile rilanciare, di nuovo ora, il grido che il tempo ci ha tramandato: “Qui si fa l’Italia o si muore”.

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