la Repubblica - 29 Giugno 2009 di Rodolfo Sala
La sconfitta elettorale subita in Lombardia, la sfida per il Pirellone in calendario l’anno prossimo, e quella per il Comune nel 2011. Ma sopratutto il congresso ormai alle porte. Di questo discute oggi pomeriggio la direzione regionale del Pd. Il segretario Maurizio Martina dirà la sua sui risultati delle ultime amministrative, che anche da queste parti hanno penalizzato il Pd, estromesso dalla gran parte delle giunte provinciali, e orfano anche di un Comune-roccaforte come Cremona.
Martina non offrirà le dimissioni, come qualcuno nel Pd (il capogruppo a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino) gli ha chiesto di fare. Metterà però “a disposizione” del parlamentino regionale il roprio incarico, una mossa legata alla campagna congressuale ormai formalmente aperta. In altre parole, di qui al congresso Martina verificherà se esistono le condizioni per ricandidarsi a ottobre. E sopratutto (a questo il giovane segretario dice di tenere su tutto) per “rilanciare il Pd” nella reione più dinamica del Paese. Parola d’ordine: ” Massima apertura”, il dibattito che comincia oggi si annuncia senza rete.
Nella gara che a livello nazionale si è aperta (per ora) tra Franceschini e Bersani, Matina sta con il secondo. Ed è proprio a questa scelta che sono legate le ultime polemiche scoppiate dentro al Pd lombardo. Per l’europarlamentare appena riconfermato Antonio Panzeri, anche lui fan di Bersani, “c’è bisogno di una discussione vera sulle difficoltà serissime che abbiamo in Lombadia, ma legandola alle due opzioni in campo”. Insomma: il nuovo gruppo dirigente regionale lombardo dovrà essere espressione della parte che vincerà il congresso, e “avere un profilo politico molto netto: no ai pasticci, gli schieramenti devono essere omogenei anche sopra il Po”.
Quello di Panzeri è un modo per mettere le mani avanti di fronte all’ipotesi che un eventuale riconferma di Martina a ottobre sia il frutto di “accordi locali in controtendenza con le opzioni in campo a livello nazionale” e di “trasformismi che impedirebbero di parlare chiaro ai nostri elettori”. L’obiettivo è impedire che i sostenitori di Franceschini appoggino Martina e, sopratutto, ottengano in cambio la garanzia dell’inamovibilità in alcune postazioni importanti. Come la guida del Pd Metropolitano milanese, retto da Ezio Casati. Dibattito senza rete, e già volano i coltelli.

